AGSM-AIM: “Hanno creato un poltronificio e nemmeno trasparente”, affondo delle opposizioni sulla fusione.

“Quanti soldi prendono presidente, vice e tutta la strattura politica? Non lo vogliono dire”

La fusione di Aim con Agsm è servita a creare solo un “poltronificio”: e nemmeno trasparente. È l’accusa rivolta dai gruppi consiliari di minoranza a Vicenza e Verona che hanno lanciato una campagna comune contro la mega-municipalizzata. Per Vicenza erano presenti alla conferenza stampa Sandro Pupillo, Raffaele Colombara, Alessandro Marchetti, Gianni Rolando ma idealmente hanno partecipato anche Ennio Tosetto e Ciro Asproso.

“Le promesse iniziali dei Sindaci Sboarina e Rucco di creare dalla fusione di Agsm e Aim un moderno polo industriale guidato da competenza, professionalità e trasparenza hanno lasciato presto il posto ad una realtà ben diversa”, inizia il documento diffuso. “La gestione del nuovo gruppo si sta infatti caratterizzando per una opacità senza precedenti, a partire dalla mancata pubblicazione delle informazioni sociali principali, come gli stipendi del presidente, del consigliere delegato e del resto del Cda”.

“Sin dall’inizio è stata esclusa ogni rappresentanza delle minoranze, nemmeno nel consiglio sindacale. Il risultato è un’azienda partecipata gestita da una governance interamente nominata dalla maggioranza di centrodestra e pressoché priva di titoli, competenze ed esperienza specifiche nel governo di grandi aziende”. “Non è un’operazione politica, ma un’operazione industriale” dicevano Rucco e Sboarina, ma l’unico curriculum richiesto è l’adesione a Lega, Fratelli d’Italia, Verona Domani o Idea Vicenza, a partire proprio dal presidente Stefano Casali, che nel nuovo gruppo ha trovato un approdo sicuro dopo aver mancato l’elezione in Regione”.

“Mentre sul sito istituzionale delle altre grandi multiutility del Nord Italia, in ossequio alle direttive della Consob, è sempre possibile reperire informazioni precise sulla politica retributiva delle principali cariche aziendali e dei dirigenti “strategici”, a Verona e a Vicenza ci dovremmo accontentare delle veline dell’ufficio stampa. Secondo la maggioranza i cittadini non hanno diritto di sapere quante migliaia di euro annui percepiscono il Presidente del gruppo, il suo vice Gianfranco Vivian, il consigliere delegato Stefano Quaglino e i componenti del consiglio di amministrazione Francesca Vanzo, Fabio Sebastiano e Anna Massaro, tutti selezionati secondo rigorosi criteri politici”.

“Non si tratta soltanto di una battaglia per la trasparenza, ma anche di mettere in sicurezza un patrimonio aziendale che, al di là dei successi sbandierati da Sboarina, Rucco e Casali, rischia di essere bruciato se la nostra principale partecipata continuerà a essere gestita secondo logiche puramente politiche, e non invece come un’azienda di mercato che investe e scommette il proprio futuro su competenze, professionalità e strategie di qualità. La nascita di un “poltronificio” per assumere come dirigenti o consulenti compagni di partito preoccupa per lo sperpero di denaro dei cittadini, ma anche e soprattutto perché rischia, a lungo andare, di logorare Agsm-Aim come tristemente accaduto già in altre aziende partecipate”.

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